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L’Orto di Norma

Un’assolata campagna, una dimensione idillica: questo lo scenario che ossimoricamente
fa da sfondo alla vicenda di Anna e che costituisce la ragione del fascino de L’Orto di Norma.

La drammatica vicenda della ragazza, rapita e tormentata dai suoi aguzzini, si staglia violenta
e allucinata in un’atmosfera che, al contrario, è dominata dalla luce, dalla natura,
dalla serenità implicita che ha in sé il circostante paesaggio. Da questa singolare quanto suggestiva
antifrasi nasce dunque l’intensa icasticità delle immagini evocate da Tiziana Pedone.

La bicicletta porta Anna a oltrepassare un confine, quello che offusca la certezza, la sicurezza,
la tranquillità, la perenne scorrevolezza del tempo, che le allontana dal sentire comune.

La bicicletta porta Anna in una dimensione in cui il tempo, invece, sembra non trascorrere mai.
Una candida casa di campagna, un’anziana signora, possono nascondere e rivelare, ancora in una
contraddizione solo apparente, una realtà tragica fatta di violenza e di sadica follia.


Incipit

Era una bellissima mattinata di fine luglio, una di quelle giornate in cui i colori trionfano
e assumono una propria, rinnovata identità; il cielo blu, con appena un accenno di soffici nuvole
candide come batuffoli di cotone, gli alberi splendidi e forti di quel verde intenso,
che contrasta vivace e superbo stagliandosi contro il cielo.
Tutto appariva così perfetto da sembrare quasi irreale.

 

In copertina: Papaveri – Foto di Renato Sala

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